Acqua passata non macina più




Ora che anche l’acqua di questo Sponz fluviale è passata da tutte le secche e gli scogli del distanziamento, della limitazione, della diffidenza, ma anche delle anse larghe della partecipazione, dell’entusiasmo, dalle rapide dell’euforia da impresa, dalle turbolenze dell’immaginazioni, dai fiumi inferi della paura, del timore. Ora che l’acqua è risalita nel cuore di tenebra dell’origine, delle ombrosità selvose delle terre di mezzo. Ora che l’acqua della foce si è fatto distesa di campo verde per effetto delle alghe e dei nitrati, ci tornano in mente le anse vorticosamente e placidamente percorse.

Un fiume è insieme un animale, è tauriforme, è rettile, ed è anche divinità. Molte mitologie scorrono nei fiumi, e molte nelle piante che si affacciano all’acqua, a partire dalle canne, che ci riportano il mito della ninfa siringa, braccata da Pan, che diventa canna di fiume e poi flauto per la sua bocca. I nostri fiumi non sono quelli americani, hanno altri miti, altre musiche, altre migrazioni. Le terre dell’osso (come abbiamo appreso da Goffredo Fofi in riferimento alla definizione di  Manlio Rossi Doria) sono state nel mezzo dei fiumi che le hanno raggiunte dal mare. Risalirli è risalire l’ombra della storia.

Tra le metafore più attinenti alla nostra esperienza c’è quella della sete di conoscenza. Abbeverarsi alle fonti della conoscenza. È stato un cammino poco festivaliero e poco spettacolare. La lezione di questi tempi di limitazione della vita è quella della frugalità, della concentrazione. Dell’imparare a farsi bastare le cose. Questo ci fa conoscere e vedere diversamente quello che abbiamo già.

Non è un caso che le aree interne d’Italia abbiano avuto un significativo incremento di visitatori. Del resto, la vocazione al riparo è connaturata con le terre interne. La resistenza la si è sempre andata a fare nell’interno, nella selva, nella montagna. Anche per questo è importante preservare le terre interne. Sono la nostra possibilità di ritirata. Se le avveleniamo o le lasciamo cadere nell’abbandono perdiamo i nostri polmoni e le nostre riserve vitali.

Da otto anni facciamo un Fest che cerca di fare del vuoto una risorsa.  È stato un piccolo miracolo. Nel 2020 ci voleva un miracolo maggiore. L’atto di fede è venuto oltre che da noi, ostinati sponzanti, dalla Regione Campania e da Scabec, che hanno creduto che questa esperienza andasse tenuta viva anche in questo tempo pandemico. Non è stato per nulla semplice, ma era importante dare un segnale, convivere con la limitazione, aggiungere al coinvolgimento anche il senso civico. Cercare di fare di un limite una possibilità. E la possibilità è stata quella della concentrazione. Sostituire all’energia la concentrazione. Imparare a sponzare da fermi, come in un esercizio zen. Per quanto limitati nell’accesso, gli “eventi” sono stati vissuti con concentrazione. A volte addirittura con una certa spiritualità. Perché quando il corpo è limitato si lavora sullo stato di estasi, sull’uscire da sé.

E così sono scorse le musiche, ma soprattutto gli incontri, le occasioni di conoscenza. Piccoli rivoli che partivano da una fontana, da una neviera, da un vallone, e arrivavano al mare magno della rete, in una diffusa sensazione di carboneria.

La concentrazione è certamente poco dionisiaca, ma non è avara di gratificazioni. Un bambino concentrato è un bambino felice, scriveva la Montessori, la cui lezione è bello ricordare in questi giorni di anniversario. In un certo senso abbiamo dovuto essere bambini e lavorare per scoprirci felici.  È una lezione che personalmente mi sento di salvare.

Per il resto c’è un fiume di ringraziamenti da fare, a partire dai promotori, Regione Campania, Scabec, Antonio Bottiglieri, Imarts, Francesco Cattini, associazione Sponziamoci, Michele Maffucci, Franco Bassi, direttore organizzativo e Michele Montesi direttore tecnico, tutti i lavoranti e i volontari, tutte le amministrazioni locali e l’elenco che alleghiamo come titoli di coda ci dà un’ idea del numero di persone che rendono possibile un’ idea.

Ma è soprattutto al pubblico che va il grazie più grande. Intanto già la parola pubblico ha qualcosa che ci dice di un bene comune, di una dimensione diversa da quella privata. (E visto che siamo privati di parecchie cose meglio cercarle in una dimensione pubblica)

Grazie. A chi ci ha raggiunto in questo cammino itinerante e si è sottoposto a tutti i nuovi riti della prenotazione, della registrazione, della temperatura, del mascheramento, del distanziamento, e però non ha perso il sorriso e la voglia di conoscere, di rischiare qualcosa ma esserci. Grazie per non avere avuto paura.

In cambio ne abbiamo avuto una nuova forma di intimità che la distanza ci sta insegnando. Non che sia una soluzione. Ci auguriamo tutti di recuperare presto anche la dimensione corporea. Il prezzo di questo tempo è alto, per questo non bisogna sprecarlo.

Grazie davvero a tutti, anche a chi ci ha seguito da lontano. Non siamo mai stati così vicini.

E se è vero che non ci si immerge mai due volte nello stesso fiume, cerchiamo di tenere pulita l’acqua per trovarla migliore al prossimo passaggio.

Vinicio Capossela


RINGRAZIAMENTI

La Band!

Asso Stefana, Giovannangelo de Gennaro, Victor Herrero, Peppe Leone, Andrea Tartaglia, Andrea Lamacchia.


Regione Campania, Scabec e il suo presidente Antonio Bottiglieri, l’Associazione Sponziamoci e il suo presidente Michele Maffucci, la questura di Avellino e la questura di Salerno, la dott.ssa Licia Salerno e i suoi collaboratori, il dr. Rocco Rafaniello, il sindaco di Torella dei Lombardi Amado Delli Gatti e presidente della Pro Loco Marco Buonamico, il sindaco di Calitri Michele Di Maio, il vicesindaco Gerardo Metallo, l’assessore Michele Fiordellisi, l’ing. Giuseppe Graziano, il geom. Vito Cerreta e il presidente della Pro Loco Vitale Zabatta, il sindaco di Valva Vito Falcone e Villa D’Ayala che ci ha ospitati, il sindaco di Contursi Alfonso Forlenza ed il suo vice sindaco, nonché presidente dell’Ente Riserve Naturali Foce Sele e Tanagro, Antonio Briscione, il sindaco di Caposele Lorenzo Melillo ed il suo vice sindaco Armando Sturchio, il sindaco di Eboli Massimo Cariello, il sindaco di Capaccio Paestum Francesco Alfieri e l’assessore Ettore Bellelli, il sindaco di Serre Franco Mennella.


Simeone di Cagno Abbrescia, presidente Acquedotto Pugliese.


Le forze dell’ordine e i ragazzi della Misericordia che hanno presidiato agli eventi, tutte le associazioni locali, Gaetano Castellano e i ragazzi della Comunita’ Montana.



Imarts nel nome di Franz Cattini e Serena Sgarbi.

La Cupa.