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Tour
Titolo: Fuggite, Amanti, Amor: Rime e lamentazioni per Michelangelo
preview Vinicio Capossela
con Mario Brunello

Introduzione

Il primo incontro tra Vinicio Capossela e il “corpus” dell’opera letteraria di Michelangelo risale al 2000, quando egli incide tre “Rime” di Michelangelo per l’album “Renaissance” del musicista francese Philippe Eidel, musicate dallo stesso Eidel. In quell’occasione Capossela presta la sua voce per “Altra figura”, “Fuggite amanti” e “Sol e notte”.

Nel 2003 Capossela aderisce all’invito fatto dagli amici del Club Tenco, e partecipa a quell’edizione della rassegna, il cui tema centrale è “la poesia in musica”, proponendo proprio le tre “Rime” incise sull’album “Renaissance”. Per quell’occasione, con la collaborazione del violoncellista Mario Brunello, Capossela si esibisce con una formazione che vede, accanto ai due, Vittorio Ghielmi alla viola da gamba e Luca Pianca al liuto. Da allora Vinicio Capossela e Mario Brunello hanno continuato a covare il desiderio di trovare un repertorio di lamentazioni in grado di spaziare dalla musica antica alle litanie delle prefiche del Sud Italia.

Quest’anno, l’invito alla rassegna “Genio fiorentino”, ha dato finalmente ai due l’occasione di dare corpo a questo progetto, partendo soprattutto dalle “Rime”, laddove «il lamento è insito nella tensione alla bellezza», spiegano. Ed è per questo che lo stesso Capossela, raccogliendo la sfida, si è cimentato con la composizione di nuove musiche per otto “Rime”, che andranno ad affiancare, nell’esibizione, le tre già musicate da Philippe Eidel: «Ho provato a musicarle in modo molto cantabile, direi che portano benissimo i loro cinquecento anni e in questo sono quasi coetanee allo strumento di Brunello, che ne ha soltanto quattrocento», dice Capossela. «Sul fronte della formazione, abbiamo pensato al violoncello per esprimere la fatica, e alla viola da gamba per la bellezza». Gli fa eco Brunello: «…una voce come quella di Vinicio, che dell’arco ha la tensione dell’attrito e la flessibilità del legno curvo che fa vibrare il sistema nervoso delle corde, sarà affiancata da corpi legnosi, forme antiche di viole da gamba e violoncello».

Accanto alle “Rime” michelangiolesche, altro sarà il materiale che Capossela e Brunello proporranno nel corso del concerto, tra cui un inedito intitolato “Noli me tangere”, e ispirato a Capossela dal celebre dipinto attribuito al Pontormo: «Nella fede fidati, sono con te, sono dentro te, ma sono così leggero ora, che non mi si può più toccare…» Bach, Monteverdi e due lamentazioni strumentali, suonate da Mario Brunello e dal gambista Paolo Pandolfo, faranno da colonne del “tempio” nel quale ci si immergerà nelle appassionate “Rime” di Michelangelo cantate dalla musica di Capossela…

Un concerto che canterà « l’amore soprattutto, e la bellezza, come qualcosa che priva di se stessi..o come foco… e il non riparo dalla bellezza, dal volto amato, che per il poco spazio degli occhi par che entri, e s’avvien che trabocchi…»

Il concerto “Fuggite, amanti, amor – Rime e Lamentazioni per Michelangelo” è stato presentato in prima nazionale, il 14 maggio 2007, presso la Galleria dell’Accademia a Firenze, in occasione della manifestazione “Genio Fiorentino”, con il palco allestito proprio ai piedi dell’enorme statua del David di Michelangelo.
A quel concerto sono finora seguite alcune repliche, la prima, il 15 maggio 2007, ancora a Firenze, presso la Chiesa di Santo Stefano a Ponte Vecchio, e la seconda, il 7 giugno a Roma, presso la Sala Santa Cecilia dell’Auditorium in occasione della rassegna “It’s wonderful”. Il 22 settembre il concerto arriva a Milano per un’unica data al Teatro degli Arcimboldi all’interno della rassegna MITO Settembre Musica.
Altre due date del concerto michelangiolesco sono già fissate nei prossimi mesi: il 22 ottobre al Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Pordenone e, l’11 febbraio 2008, al Teatro Regio di Torino.

Presentazione (di Vinicio Capossela)

Le rovine in questi versi giungono a noi come le rovine semi-interrate, i capitelli, i torsi, i busti, arti di pietra nella terra, come nel macello dei corvi l’antichità emergeva mezza interrata, così i versi, un poco comprensibili e un po’ no..interrati in un grande spirito..di tutti i versi in poesia, le Rime, proprio per il fatto che vengono da Michelangelo, possono risuonare, avere una fisicità, un corpo anche musicale, che altrimenti sarebbe inutile, io personalmente non riesco nemmeno a immaginare un operazione simile su Dante o Petrarca..forse perché nella pietra c’è stridore e suono, perché arrivano dal retro di cartoni imbrattati di colore, e polvere fatta colore. C’è qualcosa di plastico, di materico in questa poesia,e per questo se ne può fare materia corporea.. è come mangiare polvere e colore, per questo se ne ricava musica per strumenti da tensione, che devono estrarre “cavandolo” con l’arco il suono dal legno, nella forza del violoncello..e nella grazia straziata e dolente della viola. Sono strumenti questi che hanno teste di polena, come le imbarcazioni lignee, per fendere l’ignoto, il grande oceano del nostro animo..e questi versi, portati da queste prue, si fanno largo lì dentro, a volte duri come pietre, oppure legati imbrigliati in quella grande, terrificante camicia di Nasso della nostra passione, che ci avvolge con le spire del desiderio e ci brucia, ardendo la pelle..“ghiaccio ardendo in lei..”
Con questi versi ci addentriamo nell’insanabilità del desiderio amoroso..nella sua terribilità, che anelando all’unione porta alla conoscenza della separazione..non si è mai così soli, come da innamorati..la nostra individualità non ci fa mai così male, come nella tensione, nell’anelito all’unione..“se è vera la speranza che mi dai, se vero è il gran desio che mi è concesso..rompasi il mur tra l’una e l’altro messo..” rompere questo muro..e inoltre, “che cosa è questo amore, che al core entra per gli occhi..?” a mezzo della beltà, “chi mi difenderà dal tuo bel volto”? “i miei ripari son corti e folli, verso questo male ch’io bramo e volli..”
Questa poesia è carne viva, per me, non ancora sanata, né dai secoli in cui è riposta, né dal placarsi della vita. La ferita che la bellezza apre è sempre e ancora ferita viva.. desiderio della bellezza e insanabilità .. e tutto questo sta nel verso che personalmente sento più vicino, “chi mira alta beltà con si gran duolo, ne ritrà doglie e pene acerbe e certe..” In questa poesia non ci sono visioni gotiche, tenebrose romantiche, c’è il corpo a corpo affrontato a viso scoperto, un uomo che è elevato e ucciso dalla bellezza, a cui la bellezza ha dato il genio, non di raffigurarla, ma di crearla addirittura e a cui la sua natura non ha saputo mettere riparo.. se cerco altrove per mettermi a riparo dalla beltà nemica ecco quella raddoppia il suo corso fino a darmi la morte.. “altra figura..”. Per questo il titolo “Fuggite amanti amor..”, perché questo lavoro non riguarda tutta la poetica delle Rime - che sono così musicali da recare indicazioni quali madrigale, per la donna bella e crudele, stanze, frottole..e altre singolari indicazioni di forma..- non la poetica di Michelangelo, ma questo aspetto specifico.. il desiderio, la bellezza, la ferita aperta dalla bellezza e quindi il lamento.. il lamento è l’unico lenitivo, anzi l’unica conseguenza di questo stato, e il lamentarsi non cura, ma anzi estingue, in una voluttà di morte, come il roveto ardente..ecco il lamento estingue, e forse in questo bruciare al foco..”o cosa strana, il mal del foco spesso il foco sana..” c’è una sorta anche di misticismo, di sacrificio, di croce..tutta pagana, in nome cioè del corpo , e della bellezza, e il divino è forse questo essere a immagine e somiglianza, dunque il divino è in noi,..nel volto amato, nel corpo amato..e produce l’estasi della croce..Non so. Quel che è certo è che riempirsi la bocca di questa bellezza, messa alla brace della passione, urlante come un Savonarola al rogo..è una emozione che la vita inizia a regalare quando il nostro animo la può comprendere, altrimenti sono parole fatte di marmo, dunque a ognuno bruceranno a seconda della stato dell’animo suo.. ma il lamento..questo melismo affidato alla rotta del nostro animo, alla consunzione del nostro cuore.. ecco il lamento è il nostro reclamare Dio, il nostro morir dolce..e dunque con questi lamenti vogliamo fare ancora bruciare quel roveto ardente che non può divenire mai cenere.

Vinicio Capossela, maggio 2007

Musicisti

Vinicio Capossela, voce, piano
con Mario Brunello, violoncello
Con la partecipazione straordinaria
di Paolo Pandolfo, viola da gamba
Christoph Urbanetz, viola da gamba
Sergio Alvares, viola da gamba
Vincenzo Vasi, theremin, campionatore
Gak Sato, elettronica, theremin
Carlo Rebeschini, orchestrazioni

I Parte: Rime

Philippe Eidel
Fuggite, amanti, amor, fuggite ‘l foco
Non posso altra figura immaginarmi
Ogni van chiuso, ogni coperto loco

Vinicio Capossela
Veggio co’ bei vostr’occhi un dolce lume
Tu sa’ ch’io so, signor mie, che tu sai
Chi di notte cavalca, el dì conviene
Io credderrei se tu fussi di sasso
Si come nella pena e nell’inchiostro
Come può essere ch’io non sia più mio?
Qui si fa elmi
S’un casto amor, s’una pietà superna
Chi è quel che per forza a te mi mena
Chiunque nasce a morte arriva

II Parte: Lamentazioni

Giovanni Sollima
Lamentazione
per violoncello solo

Paolo Pandolfo
Metamorphosis
per viola da gamba

Claudio Monteverdi (1567-1643)
Il lamento della ninfa

Johann Sebastian Bach (1685-1750)
Erbame dich
da La passione secondo Matteo

Vinicio Capossela
Noli me tangere
Sol pur col fuoco
Perché, ‘l mezzo di me che dal ciel viene
SS dei Naufragati

Rime - Michelangelo Buonarroti

27
Fuggite, amanti, Amor, fuggite ‘l foco;
l’incendio è aspro e la piaga è mortale,
c’oltr’a l’impeto primo più non vale
né forza né ragion né mutar loco.
Fuggite, or che l’esemplo non è poco
d’un fiero braccio e d’un acuto strale;
leggete in me, qual sarà ‘l vostro male,
qual sarà l’impio e dispietato gioco.
Fuggite, e non tardate, al primo sguardo:
ch’i’ pensa’ d’ogni tempo avere accordo;
or sento, e voi vedete, com’io ardo.

82
Non posso altra figura immaginarmi
o di nud’ombra o di terrestre spoglia,
col più alto pensier, tal che mie voglia
contra la tuo beltà di quella s’armi.
Ché da te mosso, tanto scender parmi,
c’Amor d’ogni valor mi priva e spoglia,
ond’a pensar di minuir mie doglia,
duplicando, la morte viene a darmi.
Però non val che più sproni mie fuga,
doppiando ‘l corso alla beltà nemica,
ché ‘l men dal più veloce non si scosta.
Amor con le sue man gli occhi m’asciuga,
promettendomi cara ogni fatica;
ché vile esser non può chi tanto costa.

103
Ogni van chiuso, ogni coperto loco,
quantunche ogni materia circumscrive,
serba la notte, quando il giorno vive,
contro al solar suo luminoso gioco.
E s’ella è vinta pur da fiamma o foco,
da lei dal sol son discacciate e prive
con più vil cosa ancor sue specie dive,
tal c’ogni verme assai ne rompe o poco.
Quel che resta scoperto al sol, che ferve
per mille vari semi e mille piante,
il fier bifolco con l’aratro assale;
ma l’ombra sol a piantar l’uomo serve.
Dunche, le notti più ch’e’ dì son sante,
quanto l’uom più d’ogni altro frutto vale.

89
Veggio co’ be’ vostr’occhi un dolce lume
che co’ mie ciechi già veder non posso;
porto co’ vostri piedi un pondo addosso,
che de’ mie zoppi non è già costume.
Volo con le vostr’ale senza piume;
col vostro ingegno al ciel sempre son mosso;
dal vostro arbitrio son pallido e rosso,
freddo al sol, caldo alle più fredde brume.
Nel voler vostro è sol la voglia mia,
i miei pensier nel vostro cor si fanno,
nel vostro fiato son le mie parole.
Come luna da sé sol par ch’io sia,
ché gli occhi nostri in ciel veder non sanno
se non quel tanto che n’accende il sole.

53
Chi di notte cavalca, el dì conviene
c’alcuna volta si riposi e dorma:
così sper’io, che dopo tante pene
ristori ‘l mie signor mie vita e forma.
Non dura ‘l mal dove non dura ‘l bene,
ma spesso l’un nell’altro si trasforma.

54
Io crederrei, se tu fussi di sasso,
amarti con tal fede, ch’i’ potrei
farti meco venir più che di passo;
se fussi morto, parlar ti farei,
se fussi in ciel, ti tirerei a basso
co’ pianti, co’ sospir, co’ prieghi miei.
Sendo vivo e di carne, e qui tra noi,
chi t’ama e serve che de’ creder poi?
I’ non posso altro far che seguitarti,
e della grande impresa non mi pento.
Tu non se’ fatta com’un uom da sarti,
che si muove di fuor, si muove drento;
e se dalla ragion tu non ti parti,
spero c’un dì tu mi fara’ contento:
ché ‘l morso il ben servir togli’ a’ serpenti,
come l’agresto quand’allega i denti.
È non è forza contr’a l’umiltate,
né crudeltà può star contr’a l’amore;
ogni durezza suol vincer pietate,
sì come l’allegrezza fa ‘l dolore;
una nuova nel mondo alta beltate
come la tuo non ha ‘ltrimenti il core;
c’una vagina, ch’è dritta a vedella,
non può dentro tener torte coltella.
E non può esser pur che qualche poco
la mie gran servitù non ti sie cara;
pensa che non si truova in ogni loco
la fede negli amici, che è sì rara;
(…)
Perché non basta a una donna bella
goder le lode d’un amante solo,
ché suo beltà potre’ morir con ella;
dunche, s’i’ t’amo, reverisco e colo,
al merito ‘l poter poco favella;
c’un zoppo non pareggia un lento volo,
né gira ‘l sol per un sol suo mercede,
ma per ogni occhio san c’al mondo vede.
I’ non posso pensar come ‘l cor m’ardi,
passando a quel per gli occhi sempre molli,
che ‘l foco spegnerien non ch’e’ tuo sguardi.
Tutti e’ ripari mie son corti e folli:
se l’acqua il foco accende, ogni altro è tardi
a camparmi dal mal ch’i’ bramo e volli,
salvo il foco medesmo. O cosa strana,
se ‘l mal del foco spesso il foco sana!

010
Qua si fa elmi di calici e spade
e 'l sangue di Cristo si vend'a giumelle,
e croce e spine son lance e rotelle,
e pur da Cristo pazïenzia cade.
Ma non ci arrivi più 'n queste contrade,
ché n'andre' 'l sangue suo 'nsin alle stelle,
poscia c'a Roma gli vendon la pelle,
e ècci d'ogni ben chiuso le strade.
S'i' ebbi ma' voglia a perder tesauro,
per ciò che qua opra da me è partita,
può quel nel manto che Medusa in Mauro;
ma se alto in cielo è povertà gradita,
qual fia di nostro stato il gran restauro,
s'un altro segno ammorza l'altra vita?

59
S’un casto amor, s’una pietà superna,
s’una fortuna infra dua amanti equale,
s’un’aspra sorte all’un dell’altro cale,
s’un spirto, s’un voler duo cor governa;
s’un’anima in duo corpi è fatta etterna,
ambo levando al cielo e con pari ale;
s’amor d’un colpo e d’un dorato strale
le viscer di duo petti arda e discerna;
s’amar l’un l’altro e nessun se medesmo,
d’un gusto e d’un diletto, a tal mercede
c’a un fin voglia l’uno e l’altro porre:
se mille e mille, non sarien centesmo
a tal nodo d’amore, e tanta fede;
e sol l’isdegno il può rompere e sciorre.

60
Tu sa’ ch’i’ so, signor mie, che tu sai
ch’i vengo per goderti più da presso,
e sai ch’i’ so che tu sa’ ch’i’ son desso:
a che più indugio a salutarci omai?
Se vera è la speranza che mi dai,
se vero è ‘l gran desio che m’è concesso,
rompasi il mur fra l’uno e l’altra messo,
ché doppia forza hann’i celati guai.
S’i’ amo sol di te, signor mie caro,
quel che di te più ami, non ti sdegni,
ché l’un dell’altro spirto s’innamora.
Quel che nel tuo bel volto bramo e ‘mparo,
e mal compres’ è dagli umani ingegni,
chi ‘l vuol saper convien che prima mora.

84
Sì come nella penna e nell’inchiostro
è l’alto e ‘l basso e ‘l medïocre stile,
e ne’ marmi l’immagin ricca e vile,
secondo che ‘l sa trar l’ingegno nostro;
così, signor mie car, nel petto vostro,
quante l’orgoglio è forse ogni atto umile;
ma io sol quel c’a me propio è e simile
ne traggo, come fuor nel viso mostro.
Chi semina sospir, lacrime e doglie,
(l’umor dal ciel terreste, schietto e solo,
a vari semi vario si converte),
però pianto e dolor ne miete e coglie;
chi mira alta beltà con sì gran duolo,
ne ritra’ doglie e pene acerbe e certe.

8
Come può esser ch’io non sia più mio?
O Dio, o Dio, o Dio,
chi m’ha tolto a me stesso,
c’a me fusse più presso
o più di me potessi che poss’io?
O Dio, o Dio, o Dio,
come mi passa el core
chi non par che mi tocchi?
Che cosa è questo, Amore,
c’al core entra per gli occhi,
per poco spazio dentro par che cresca?
E s’avvien che trabocchi?

7
Chi è quel che per forza a te mi mena,
oilmè, oilmè, oilmè,
legato e stretto, e son libero e sciolto?
Se tu incateni altrui senza catena,
e senza mane o braccia m’hai raccolto,
chi mi difenderà dal tuo bel volto?

21
Chiunche nasce a morte arriva
nel fuggir del tempo; e ‘l sole
niuna cosa lascia viva.
Manca il dolce e quel che dole
e gl’ingegni e le parole;
e le nostre antiche prole
al sole ombre, al vento un fummo.
Come voi uomini fummo,
lieti e tristi, come siete;
e or sià, come vedete,
terra al sol, di vita priva.
Ogni cosa a morte arriva.
Già fur gli occhi nostri interi
con la luce in ogni speco;
or son voti, orrendi e neri,
e ciò porta il tempo seco.

062
Sol pur col foco il fabbro il ferro stende
al concetto suo caro e bel lavoro,
né senza foco alcuno artista l'oro
al sommo grado suo raffina e rende;
né l'unica fenice sé riprende
se non prim'arsa; ond'io, s'ardendo moro,
spero più chiar resurger tra coloro
che morte accresce e 'l tempo non offende.
Del foco, di ch'i' parlo, ho gran ventura
c'ancor per rinnovarmi abbi in me loco,
sendo già quasi nel numer de' morti.
O ver, s'al cielo ascende per natura,
al suo elemento, e ch'io converso in foco
sie, come fie che seco non mi porti?

168
Perché ‘l mezzo di me che dal ciel viene
a quel con gran desir ritorna e vola,
restando in una sola
di beltà donna, e ghiaccio ardendo in lei,
in duo parte mi tiene
contrarie sì, che l’una all’altra invola
il ben che non diviso aver devrei.
Ma se già ma’ costei
cangia ‘l suo stile, e c’a l’un mezzo manchi
il ciel, quel mentre c’a le’ grato sia,
e’ mie sì sparsi e stanchi
pensier fien tutti in quella donna mia;
e se ‘lor che m’è pia,
l’alma il ciel caccia, almen quel tempo spero
non più mezz’esser, ma suo tutto intero.

Testi estratti da:
MICHELANGELO BUONARROTI, Rime
Biblioteca Universale Rizzoli Classici
A cura di Ettore Barelli

Biografie

Vinicio Capossela
Voce e Pianoforte

Vinicio Capossela è nato ad Hannover, in Germania, nel 1965. Ha pubblicato nove album, realizzato due radioracconti (Canto di Natale di Charles Dickens nel 2001 e l’originale I cerini di Santo Nicola – Racconto infiammabile per voci, suoni e canzoni, nel 2002) e un romanzo, Non si muore tutte le mattine, pubblicato nel 2004 da Feltrinelli, dal quale ha preso vita un vero e proprio spettacolo teatrale, intitolato Voci, echi e visioni da Non si muore tutte le mattine, mentre alcune pagine del libro hanno dato vita a un nuovo esperimento radiofonico, le Radiocapitolazioni, andate in onda su Radiotre nel novembre del 2004. Il suo ultimo lavoro discografico è il live Nel niente sotto il sole– Grand tour, documentazione della fortunata tournée successiva all’uscita dell’album Ovunque proteggi, del 2006.

Mario Brunello
Violoncello

Mario Brunello ha iniziato gli studi musicali con Adriano Vendramelli, proseguendoli e perfezionandosi con Antonio Janigro. Fino al 1986 percorre le tappe della carriera in orchestra, ma il 1986 è l’anno di svolta: partecipa al Concorso Internazionale C?ajkovskij e lo vince, primo italiano nella storia del concorso, ritirando il primo premio assoluto. Da allora Mario Brunello suona il suo Maggini del XVII secolo (appartenuto al grande Franco Rossi) con tutte le più grandi orchestre nei centri più importanti del mondo e con uguale passione coltiva la musica da camera. Ha collaborato e collabora con musicisti e cantautori (Vinicio Capossela, Uri Caine, Gian Maria Testa, Paolo Fresu), attori (Maddalena Crippa e Marco Paolini) scrittori (Alessandro Baricco, Stefano Benni, Erri De Luca) e sempre le sue interpretazioni ed invenzioni lasciano il segno sul pubblico e la critica. L’ultimo progetto riguarda le Suites di Bach, di cui è considerato oggi uno dei massimi interpreti, con l’ausilio di video-proiezioni ed elettronica. Nel 1994 fonda l’ Orchestra d’Archi Italiana.
In queste ultime stagioni ha collaborato intensamente con Claudio Abbado e le sue Orchestre del Festival di Lucerna e Orchestra Mozart, con quest’ultima anche in veste di direttore e solista. Mario Brunello è stato nominato, più giovane tra tutti, Accademico di Santa Cecilia. Dal 2002 ha un contratto in esclusiva con la casa discografica Giapponese Djv Victor.

Paolo Pandolfo
Viola da gamba

Inizia la ricerca nel campo della musica Rinascimentale e Barocca intorno al 1979 insieme al violinista Enrico Gatti ed al clavicembalista Rinaldo Alessandrini. Negli stessi anni vive entusiasmanti esperienze artistiche contesti molto diversi che pure hanno fortemente contribuito alla sua formazione, dalla partecipazione alla ECYO, (Orchestra dei Giovani della Comunità Europea, suonando con Claudio Abbado, H.v.Karajan, A. Sophie Mutter), alle esperienze jazzistiche nel Laboratorio Musicale del Testaccio, con Bruno Tommaso, Tommaso Vittorini, Eugenio Colombo Mario Raja. Studia poi la Viola da Gamba con Jordi Savall alla Schola Cantorum Basiliensis in Svizzera
Nel 1982 diventa membro del gruppo di Savall, "Hesperion XX", col quale suona in tutto il mondo fino al 1990 oltre ad incidere dozzine di dischi. Nel 1990, dopo il successo delle sue prime registrazioni come solista viene nominato professore presso la Schola Cantorum Basiliensis, succedendo a Jordi Savall.
Da allora Paolo Pandolfo è una delle figure di rilievo del panorama della musica antica europea, e prosegue la sua attività di ricerca e concertistica che lo porta a suonare in tutto il mondo principalmente come solista, ma anche come direttore del suo ensemble "Labyrinto". A progetti interpretativi rigorosamente attenti e filologici ne affianca altri che spaziano nell’improvvisazione, sia in stile rinascimentale e barocco (è il tema dell’ultimo Cd "Improvisando - il Jazz del XVI Secolo"), che verso percorsi di avvicinamento con la musica contemporanea ed il Jazz (il Cd di musiche originali Travel Notes).
Viene invitato a suonare ed a tenere masterclasses in tutto il mondo, dal Giappone agli Usa a tutta l’Europa ed alla Russia. E’ convinto che la musica antica possa costituire un potente propulsore vitale per il futuro della musica colta occidentale, proprio grazie alla riscoperta di vocabolari musicali dimenticati ma profondamente radicati nella nostra cultura oltre che a quella di pratiche vitali e purtroppo desuete quali quella dell’improvvisazione.
Dal 1997 incide per l’etichetta spagnola Glossa.

Christoph Urbanetz
Viola da gamba

Christoph Urbanetz ha cominciato a studiare la viola da gamba a Vienna, sua città natale, con Daniel Valencia. Dal 1996 ha proseguito gli studi con Lorenz Duftschmid al conservatorio di Graz (Austria), e dal 1999 alla Schola Cantorum Basiliensis (Svizzera) con Paolo Pandolfo, dove si è diplomato nel 2004 (summa cum laude).
Tra il 2001 ed il 2003 ha seguito i corsi di perfezionamento con Jordi Savall a Barcellona. Attualmente sta portando avanti i propri studi con Vittorio Ghielmi presso il Conservatorio della Svizzera Italiana, a Lugano (Svizzera). Nel 2006 ha vinto il secondo premio, nonché il premio speciale per la migliore interpretazione di Bach, nel concorso internazionale per viola da gamba, Bach-Abel a Köthen (Germania).
Nel 2007 ha vinto il primo premio nel concorso internazionale per viola da gamba a Sevilla (Spagna). Christoph Urbanetz ha eseguito numerosi concerti per i più prestigiosi festival ed enti lirici europei, tra cui il “Musikverein e la Konzerthaus di Vienna, in collaborazione con diversi gruppi (Oman Consort, Ars Antiqua Austria, Armonico Tributo Austria), sia come orchestrale che come solista. Ha inoltre registrato per diverse case discografiche quali: ORF Alte Musik e Pan Records.

Sergio Álvares
Viola da gamba

Sérgio Álvares, nato nel 1979, inizia gli studi musicali di chitarra classica e violoncello nella sua città natale, Belo Horizonte nel 1987. Il suo interesse per la musica antica e la sua frequente partecipazione a festival di musica antica in Brasile , lo portano a studiare viola da gamba con Eunice Brandão nel 1997. In seguito Álvares adrà a studire viola da gamba con Paolo Pandolfo alla Schola Cantorum Basiliensis in Svizzera in Switzerland, dove conseguirà il diploma come solista nel 2004. Sérgio Álvares in qualità di uno dei più giovani musicisti professionisti di viola da gamba in Europa ha preso parte attiva in molti progetti con numerosi ed importanti ensemble di musica antica. Fra le sue collaborazioni e registrazioni ricordiamo: Concerto Köln, René Jacobs, Cantus Cölln (Dir. Konrad Junghanel), Ensemble Gillles Binchois (Dir. Dominique Vellard), Ensemble Labyrinto (Dir. Paolo Pandolfo), L’Amoroso (Dir. Guido Balestracci) , Ensemble Elyma (Dir. Gabriel Garrido), The Earl Viols (Dir. Randall Cook), La Cetra Barockorchester (Dir. Attilio Cremonesi), Ensemble Orlando (Dir. Laurent Genere), La Chimera (Dir. Eduardo Eguez), Concerto Soave - Maria Cristina Kiehr (Dir. Jean-Marc Aymes).

Vincenzo Vasi
Theremin / Campionatore

Polistrumentista, compositore versatile e dallo stile surreale - suona infatti basso, theremin, marimba, vibrafono, electronics e voce - è considerato uno dei musicisti più eclettici nell’ambito delle musiche eterodosse e non. Il suo stile spazia trasversalmente toccando vari generi, dalla sperimentazione elettronica sino al pop d’autore. Attivo sin dal 1990 nell’ambito della musica di ricerca con diversi progetti tra i quali, Trio Magneto, Ella Guru, Gastronauti, Switters, Orchestra Spaziale, Etherguys, incidendo oltre 25 CD. Collabora stabilmente con Vinicio Capossela, Ominostanco e Roy Paci; quest’ultimo è il produttore dell’album di recente pubblicazione Vince vasi qy lunch (etnagigante /v2 ).
Ha suonato con Chris Cutler, Tony Coe, Butch Morris, Antonello Salis, Pierre Favre, Phil Minton, Paolo Angeli, Gianluca Petrella, Cristina Zavalloni, Otomo Yoshihide, Lol Coxill, Steve Piccolo, Wang inc., Joey Baron, Ikue Mori, Lukas Ligeti, John Zorn.

Gak Sato
Elettronica e Theremin

Gak Sato è nato a Tokyo nel 1969. E' il direttore artistico di Temposphere, l’etichetta contemporanea di Right Tempo a Milano. Dal 2002 insegna Tecniche del Suono nell’Arte all’Accademia Carrara delle Belle Arti di Bergamo. Nel 2004 ha cominciato a collaborare con Vinicio Capossela in occasione dei reading "Echi, suoni e visioni da Non si muore tutte le mattine". La collaborazione è proseguita in occasione del Festival Time Zones e dell’album "Ovunque proteggi", uscito nel 2006. Gak Sato ha pubblicato tre album come solista (l’ultimo, “Informed consent", è del 2005) e ha realizzato una numerosa serie di remix per altri artisti.

Foto

Vinicio Capossela
Foto dello Studio Associato NoNamePhoto


Vinicio Capossela
Foto dello Studio Associato NoNamePhoto


Vinicio Capossela con Mario Brunello
Foto di Elettra Mallaby


Vinicio Capossela
Foto di Elettra Mallaby