Vinicio Capossela | 2012
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Rebetiko Gymnastas
Abbandonato – 4:18

(traduzione di Los Ejes de mi carreta di Atahualpa Yupanqui)


Perché non tengo alla vita mi chiaman abbandonato
Perché non tengo alla vita mi chiaman abbandonato
Se me gusta di perderla puoi gettarla di per terra
Se me gusta di perderla è perché so ritrovarla

E se mi inganno a seguirla trovarla a volte
E se mi inganno a cercarla nelle strade morte
Andare andare in cammino senza che più niente mi trattenga
Andare andare il cammino non mi trattenga

No non chiedo silenzio più ora ,ora non ho che pensar
No non chiedo silenzio più ora, ora non ho che pensar
Tenevo un tempo ma ora , ora non penso più
Tenevo un tempo ma ora , ora non penso più

No non chiedo silenzio più ora ,ora non ho che pensar
No non chiedo silenzio più ora, ora non ho che pensar
Tenevo un tempo ma ora , ora non penso più
Tenevo un tempo ma ora , ora non chiedo più
A questa mia vita rea che nessuno mi può portar

Rebetiko μου – 5:07

Ebbro fino agli occhi
Vuoto fino al cuore
Gonfio di retsina e di dolore
Pieno fino agli occhi
Vuoto fino al cuore
Gonfio di retsina e di dolore
L’alba non ha fretta
I miei passi è la notte che li aspetta
L’alba non ha fretta
I miei passi è la notte che li aspetta
Fatevi più stretti attorno
Questa sera non mi basta il mondo
Tornano i miei passi in coro
Nel cerchio del rebetiko da solo
Come una parata
Come in un addio
Questo ballo è solo il mio
Come una parata
Come in un addio
Questo ballo è solo il mio
Baciami una volta
E lasciami morire
In mezzo a chi non sa di me
Nelle braccia della notte
Cado senza mani a te
Una volta ancora
È tempo di morire per te sola
Una volta ancora
È tempo di morire per te sola
Non ci legano più notti insonni
Solo sentimenti spenti
La strada s’è mangiata gli anni
E gli anni hanno mangiato il cuore
Solo restano
i tuoi baci
Sulle labbra d’altri come braci
Solo restano
i tuoi baci
Sulle labbra d’altri come braci
Baciami una volta
e lasciami morire
in mezzo a chi non sa di me
Nelle braccia della notte
Cado senza mani a te
Una volta ancora
È tempo di morire per te sola
Una volta ancora
È tempo di morire per te sola
Una volta ancora
È tempo di morire per te sola

Gymnastika – 2:39

(in originale Утренняя Гимнастика di Vladimir Visotzky)


Vdokh glubokiy. Ruki shire.
Ne speshite, tri-chetyre!
Bodrost’ dukha, gratsiya i plastika.
Obshcheukreplyayushchaya,
Utrom otrezvlyayushchaya,
Esli zhiv poka eshche –
gimnastika!

Esli vy v svoey kvartire –
Lyagte na pol, tri-chetyre!
Vypolnyayte pravil’no dvizheniya.
Proch’ vliyaniya izvne –
Privykayte k novizne!
Vdokh glubokiy do izne-
mozheniya.

Ochen’ vyros v tselom mire
Grippa virus – tri-chetyre! –
Shiryatsya, rastet zabolevanie.
Esli khilyy – srazu v grob!
Sokhranit’ zdorov’e chtob,
Primenyayte, lyudi, ob-
tiraniya.

Esli vy uzhe ustali –
Seli-vstali, seli-vstali.
Ne strashny vam Arktika s Antarktikoy.
Glavnyy akademik Ioffe
Dokazal – kon’yak i kofe
Vam zamenyat sport i profi-
laktika.

Razgovarivat’ ne nado.
Prisedayte do upada,
Da ne bud’te mrachnymi i khmurymi!
Esli vam sovsem neymetsya –
Obtiraytes’, chem pridetsya,
Vodnymi zaymites’ protse-
durami!

Ne strashny durnye vesti –
My v otvet bezhim na meste.
V vyigryshe dazhe nachinayushchiy.
Krasota – sredi begushchikh
Pervykh net i otstayushchikh!
Beg na meste obshche-
primiryayushchiy.

Misirlou– 4:10

(folclore, Grecia)


Misirloú mou, i glykiá sou i matiá
Flóga mou ‘khei anápsei mes stin kardiá.
Akh, ya khabíbi, akh ya le-léli, akh,
Ta dyo sou kheíli stázoune méli, akh.

Akh, Misirloú, magikí, ksotikí omorfiá.
Tréla tha mou ‘rthei den ipoféro pia.
Akh, tha se klépso més’ ap’ tin Arapiá.

Mavromáta Misirloú mou trelí,
I zoí mou allázei m’ éna filí.
Akh, ya khabíbi ena filáki, ah
Ap’ to glykó sou to stomatáki, ah.

Akh, Misirloú, magikí, ksotikí omorfiá.
Tréla tha mou ‘rthei den ipoféro pia.
Akh, tha se klépso més’ ap’ tin Arapiá.

Akh, Misirloú, magikí, ksotikí omorfiá.
Tréla tha mou ‘rthei den ipoféro pia.
Akh, tha se klépso més’ ap’ tin Arapiá.

Akh, Misirloú, magikí, ksotikí omorfiá.
Tréla tha mou ‘rthei den ipoféro pia.

Contrada Chiavicone – 3:29

(da Il ballo di San Vito)


Gatte che si strusciano d’amore
al chiavocone
donne coi mustacchi sul mastello dei marmocchi
ruggine, rottami, robivecchi tra il catrame
passa Giacomo col carro del cartone

stravecchi spessi d’aglio e di dialetti
al chiavicone
ti guardan di sottecchi mentre tirano il pastone
abbaiano tra i tubi
incanagliati nel bidone
cani da tana guerci alla catena

squasciano le onde di lamiera al chiavicone
ronzano i mosconi sotto il manto del tendone
reti senza letto, anime mute sopra il tetto
mentre il vento non la smette di soffiar

mamma mia, mamma mia
s’è smarrita la via
pensa a me, pensa a me
qui perduto per via
solo chi cade offre la vista edificante
di rialzare il capo dal fondale sottostante

Disastro sfreccia rapido in vespetta
al chiavicone
lascia dietro nella steppa
una ventata di sabbione
e si trovan la dozzina
alla stazione di Benzina
quei ragazzi di contrada Chiavicone

sulla torre d’acquedotto s’alza il fumo del fogone
s’oscura il cielo sotto il velo nero
di carbone
bruciano gli sterpi
al rogo bruciano gli scarti
qui facciamo pulizia della ragione

bruciano i ricordi del passato al chiavicone
Mellone il matto soffia a perdifiato nel trombone
odorano di resina e di anima che crepita
gli ultimi giorni dell’umanità…

mamma mia, mamma mia
s’è smarrita la via
pensa a me, pensa a me
qui perduto per via
solo chi cade offre la vista edificante
di rialzare il capo dal fondale sottostante

bruciano i ricordi del passato al chiavicone
s’oscura il cielo sotto il velo nero di carbone
bruciano gli sterpi al rogo
bruciano gli scarti qui facciamo
pulizia della ragione

squasciano le onde di lamiera al chiavicone
ronzano i mosconi sotto il manto del tendone
reti senza letto anitre mute sopra il tetto
mentre il vento non la smette di soffiar

mamma mia, mamma mia
s’è smarrita la via
pensa a me, pensa a me
qui perduto per via
solo chi cade offre la vista edificante
di rialzare il capo dal fondale sottostante…

Con una rosa – 5:24

(da Canzoni a manovella)


Con una rosa hai detto
vienimi a cercare
tutta la sera io resterò da sola
ed io per te
muoio per te
con una rosa sono venuto a te

bianca come le nuvole di lontano
come una notte amara passata invano
come la schiuma che sopra il mare spuma
bianca non è la rosa che porto a te

gialla come la febbre che mi consuma
come il liquore che strega le parole
come il veleno che stilla dal tuo seno
gialla non è la rosa che porto a te

sospirano le rose nell’aria spirano
petalo a petalo mostrano il color
ma il fiore che da solo cresce nel rovo
rosso non è l’amore
bianco non è il dolore
il fiore solo è il dono che porto a te

rosa come un romanzo di poca cosa
come la resa che affiora sopra al viso
come l’attesa che sulle labbra pesa
rosa non è la rosa che porto a te

come la porpora che infiamma il mattino
come la lama che scalda il tuo cuscino
come la spina che al cuore si avvicina
rossa così è la rosa che porto a te

lacrime di cristallo l’hanno bagnata
lacrime e vino versate nel cammino
goccia su goccia, perdute nella pioggia
goccia su goccia le hanno asciugato il cuor

portami allora portami il più bel fiore
quello che duri più dell’amor per sé
il fiore che da solo non specchia il rovo
perfetto dal dolore
perfetto dal suo cuore
perfetto dal dono che fa di sè

Non è l’amore che va via – 4:04

(da Camera a sud)


Vai vai
tanto non è l’amore che va via
Vai vai
l’amore resta sveglio
anche se è tardi e piove
ma vai tu vai
rimangono candele e vino e lampi
sulla strada per Destino

Vai vai
conosco queste sere senza te
lo so, lo sai
il silenzio fa il rumore
de tuoi passi andati
ma vai, tu vai
conosco le mie lettere d’amore
e il gusto amaro del mattino

Ma
non è l’amore che va via
il tempo sì
ci ruba e poi ci asciuga il cuor
sorridimi ancor
non ho più niente da aspettar
soltanto il petto da uccello di te…
soltanto un sonno di quiete domani…

Ma vai, tu vai
conosco le mie lettere d’amore
e il gusto amaro del mattino

lo so lo sai
immaginare come un cieco
e poi inciampare
in due parole
a che serve poi parlare
per spiegare e intanto, intanto noi
corriamo sopra un filo, una stagione,
un’inquietudine sottile.

Ma,
non è l’amore che va via
il tempo sì,
ci ruba e poi ci asciuga il cuor
sorridimi ancor
non ho più niente da aspettar
soltanto il petto da uccello di te…
soltanto un sonno di quiete domani…

Contratto per Karelias – 4:30

(da Canzoni a manovella)


Sulla pelle ti ho tatuata
come un crotalo per farmi ricordar
dell’aspide nel cuore
che mi succhia succhia la tua crudeltà
ora non sento più dolore
non c’è niente niente c’è più da succhiar

gli anni buoni che ti ho dato
niente ormai me li può fare ritornar
oltre agli occhi ti ho lasciato
una casa di tre piani e il mio divano
ma non importa che ho perduto
ora vado più leggero e senza aiuto

da Salonicco a Kalamata
da dieci giorni mi divora la ferrata
nella spezia della sera
dal Bosforo d’argento fino a Izmir
bevo rakja rakja vieni
a consolarmi dalla pena e dal dolor

prenderò questa discesa
senza più fermarmi ancora dietro a te
se consumavo come cera
ora è la brace che consuma anche per me
ho un contratto per Karelias
fuma fuma l’illusione e fumo anch’io

cala la luna e io non spero
l’illusione è lusso della gioventù
cala la luna e io non spero
l’illusione è lusso della gioventù

Corre il soldato – 3:43

(da Canzoni a manovella)


Chiamami ora
che la tua pelle non mi consola,
né la tua pelle
né il tuo viso diviso
e un’ombra scura è scesa
lunga su di noi.

Un treno è passato,
un treno nero e pieno,
corre il soldato,
corre la strada
sulla terra bruciata,
corre la notte e dice che
non tornerà per me.

Brancola la sposa,
brancola il suo velo di rosa,
si strappa a pezzi,
dorme e non riposa
e un treno ancora
non la porta più per me.

Casa su casa,
dov’è la casa ora che il cielo è caduto
e cade a pezzi giù dal cielo perduto?
e l’alba ancora
non ritorna anche per me.

Sognami qui com’ero.
sognami com’eri tu,
non ritorna il tempo per noi,
ora sai com’era vero,
ora sai com’eri tu.

Sognami qui com’ero,
sogna di com’eri tu,
non ritorna il tempo per noi,
ora sai com’era vero,
ora sai com’eri tu.

Signora Luna – 4:35

(da Canzoni a manovella)


Persa nel cielo
lungo la notte del mio cammino
sono due luci
che mi accompagnan
dovunque sto
una nel sole
per quando il sole
mi copre d’oro
una nel nero
per quando il gelo
mi vuole a sé

signora luna che mi accompagni
per tutto il mondo
puoi tu spiegarmi
dov’è la strada che porta a me
forse nel sole
forse nell’ombra
così par esser
ombra nel sole
luce nell’ombra
sempre per me

perse nel cielo
lungo la notte
del mio cammino
sono due luci che brillan sempre
dovunque sto
brillano alte
brillano intense
finchè par essere
che siano gli occhi
di chi ho già perduto
che veglian per me

signora luna che mi accompagni
per tutto il mondo
puoi tu spiegarmi dov’è la strada
che porta a lei
non se ne adombri
signora luna se non ho amato
diglielo a ella
che solo ella
veglia per me

non se ne adombri signora luna
se non ho amato
solo negli occhi
di chi è già stato
veglia per me

Morna – 6:11

(da Il ballo di San Vito)


Nel cielo di cenere affonda
il giorno dentro l’onda
sull’orlo della sera
temo sparirmi anch’io nell’ombra
la notte che viene è un’orchestra
di lucciole e ginestra
tra echi di brindisi e fuochi
vedovo di te
sempre solo sempre a parte abbandonato
quanto più mi allontano lei ritorna
nella pena di una morna

e sull’amore che sento soffia caldo un lamento
e viene dal buio e dal mar
e quant’è grande la notte e il pensiero tuo dentro
nascosto nel buio e nel mar
grido non più
immaginare ancor
tanto qui c’è soltanto vento
e parole di allora

il vento della sera sarà
che bagna e poi s’asciuga
e labbra che ricordano e voce
e carne che si scuote sarà
sarà l’assenza che m’innamora
come m’innamorò
tristezza che non viene da sola
e non viene da ora
ma si nutre e si copre dei giorni
passati in malaora
quando è sprecata la vita
una volta
è sprecata in ogni dove

e sull’amore che sento soffia caldo un lamento
e viene dal buio e dal mar
e quant’è grande la notte e il pensiero tuo dentro
nascosto nel buio e nel mar
grido non più
immaginare ancor
quel che tanto è soltanto
vento e rimpianto di allora

il vento della sera sarà
che bagna e poi s’asciuga
e ancora musica e sorriso sarà
e cuore che non tace
la schiuma dei miei giorni sarà
che si gonfia e poi si spuma
sarà l’anima che torna
nella festa di una morna

Canción de las simples cosas – 4:19

(traduzione dell’originale di Mercedes Sosa)


Uno si separa
insensibilmente
dalle piccole cose
come fan le foglie
che in tempo d’autunno
lasciano nudo il ramo
E infine la tristezza
è la morte lenta
delle semplici cose
queste semplici cose
che cadon dolendo
sul fondo del cuore

Uno torna sempre
al suo vecchio posto
dove amò la vita
e allora comprende
come stan da assente
le cose che ha amato

Per questo muchacha
non partire ora
sognando il ritorno
perchè semplice è l’amore
e le semplici cose
se le divora il tempo

Dimorati qui
nella luce solar
di questo mezzo giorno
dove troverai,
con il pane e il sole,
la tavola imbandita
Per questo muchacha
non partire ora
sognando il ritorno
perchè semplice è l’amore
e le semplici cose
se le divora il tempo

Dimorati qui
nella luce solar
di questo mezzo giorno
dove troverai,
con il pane e il sole,
la tavola imbandita
Per questo muchacha
non partire ora
sognando il ritorno
perchè semplice è l’amore
e le semplici cose
se le divora il tempo

Perchè semplice è l’amore
e le semplici cose
se le divora il tempo!

Scivola vai via + Come Prima (ghost track) – 9:05

(da All’una e trentacinque circa)


Come prima, più di prima t’amerò.
La mia vita per la vita ti darò.
Sembra un sogno rivederti, accarezzarti
le tue mani nelle mani stringere ancor.

Il mio mondo, tutto il mondo, sei per me
a nessuno voglio bene come a te.
Ogni giorno, ogni istante, dolcemente, ti dirò:

«Come prima, più di prima t’amerò»

Il mio mondo, tutto il mondo, sei per me
a nessuno voglio bene come a te.
Ogni giorno, ogni istante, dolcemente, ti dirò:

«Come prima, più di prima t’amerò»
«Come prima, più di prima, s’agapo»

Rebetiko Gymnastas